Oleandro bianco

Persino da dietro le sbarre magnetizza e manipola le persone, nel bene e nel male. nel bene perchè gli insegnamenti che dà alla figlia sono apprezzabili, almeno nei concetti più che nei toni e nelle spesso subdole intenzioni (perchè in sostanza la madre è una paraculo).
Ma l'intelligenza e la bellezza non sono le sue -le loro- uniche risorse: c'è la vena artistica a completare la perfezione dell'essere. Loro creano opere..però intanto distruggono vite. E l'adolescente rincorre e fugge questi due processi che in realtà sono indissolubilmente legati [parlo in generale..e sono convinta di questo].
Lei cresce e si forma 'a episodi', senza uno scorrimento fluido.. vive episodi che nel finale distinguerà in varie 'valigie dei ricordi'. Sballottata nel mondo, incontra persone come lei, o meglio che lei cerca di riflettere nel tentativo di trovare una propria identità (che solo sua madre ha limpida in mente) e affetti: viene affidata alla "cristianissima" ex-spogliarellista Wright Penn [attrice stupenda, l'amo] poi alla dolce depressa Renée Zellweger, s'imputtanisce al seguito di una zingara, ovviamente trova l'amore.. insomma pare che la storia (dal romanzo di Janet Finch..non conosco) cerchi di tener viva l'attenzione con continui cambiamenti di scena, esperienze drastiche, personaggi caricaturali.. ma mi è piaciuta così, recitata da bionde pallide in sintonia con il titolo e condita di dialoghi pregni di significato. insignificante invece la colonna sonora, tutto il resto è degno.
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